L’edificio scenico

In questa sezione sono raccolti i materiali che definiscono il nuovo dispositivo scenico inventato da Carlo Quartucci e Carla Tatò.

L’edificio scenico di Teatr’Arteria è uno spazio di progetto aperto, uno spazio di ricerca continuo, un laboratorio che non finisce mai proiettato verso un futuro approdo scenico unico nel suo genere.

L’edificio scenico è uno spazio drammatizzato, da drammatizzare, ma uno spazio per l’estensione di un comportamento drammaturgico: un continuum drammaturgico.

L’edificio scenico è scandito dal tempo drammaturgico di una tragedia contemporanea in quattro atti, tre intermezzi, con prologo ed epilogo.

L’edificio scenico è l’immagine sognata e drammatizzata dal Cavaliere della Mancha (evocato dal titolo stesso dell’edificio scenico, estratto da una poesia di J.L. Borges); il sogno concreto di don Alonso Quijano, un campo di battaglia; una utopia concreta nel tempo del viaggio.

L’edificio scenico ha uno stretto rapporto con il mito di don Giovanni. Del testo di Molière, indagato in una vita scenica interamente dedicata all’attraversamento dei miti, l’edificio scenico possiede tanto la programmatica tendenza al movimento quanto l’ansia furiosa e provocatoria della ricerca. Della scrittura di Molière l’edificio scenico traduce l’allegria mutevole, la teatralità sovversiva, l’enigmatica potenza.

L’edificio scenico di Teatr’Arteria è una bottega d’arte e teatro elaborata e nata per annullare l’abitudine alla distanza usuale tra spettatore e attore, tra artista e appassionato d’arte. Una bottega d’arte e teatro per inventare un nuovo modo di intendere le relazioni tra le arti e i linguaggi, tra il gesto del pittore e il gesto del teatrante, tra la drammaturgia scenica e lo stato di attorialità performativa, tra la creazione registica e la messa in scena.

L’edificio scenico è un’aula scenica. D’altro canto Carlo Quartucci nel dicembre 2007 al DAMS di Bologna diceva: “Io credo che insegnare in un’aula, in uno spazio, bisognerebbe avere un’aula anatomica, come un teatro anatomico, in un cui si viviseziona un corpo morto e lo si fa, appunto, rivivere nei suoi particolari, nei suoi dettagli.” Un’aula anatomica dove è possibile trasmettere il teatro.

Teatr’Arteria ha una sede, una strada di nascita, un tempo di sviluppo, una crescita, una maturazione in situ, una evoluzione progressiva. E alla fine oggi: Teatr’Arteria ha un viaggio da percorrere, una mobilità scenica da praticare.

L’edificio scenico viaggia verso Torino dopo aver viaggiato dal 3 luglio al 30 agosto, en lien-in rifrazione, tra Roma e Vienna con il Museo della Secessione di Vienna come outdoor project della mostra The Death of The Audience, curata da Pierre Bal-Blanc.

L’edificio scenico viaggia verso Torino perché è all’istituzione culturale per eccellenza di questa città, l’Università degli studi di Torino-DAMS, che Quartucci e Tatò vogliono donare questo approdo di un viaggio-laboratorio esploso; questa nuova invenzione scenica che si mostra come opera da abitare in modi diversi da parte di tutti i partecipanti. Studenti-attori, attori-attori, attori-pittori, attori-artisti, attori-musicisti, spettatori-attori, professori-studiosi-critici-storici del teatro e dell’arte contemporanea-attori.

L’edificio scenico viaggia verso Torino perché Torino è la città sede di una delle Accademie di Belle Arti più rinomate d’Italia: l’Accademia Albertina. Con essa Teatr’Arteria ha in progetto un lavoro di laboratorio e di ricerca con gli studenti e i docenti dell’Accademia stessa che metterà il punto su una delle questioni cardinali dell’attività scenica di Carlo Quartucci e Carla Tatò: il rapporto (a)dialettico tra le arti sceniche, tra le arti visive contemporanee e il teatro.

L’edificio scenico viaggia verso Torino perché Torino è anche la città che da quaranta anni vive insieme a Carlo Quartucci e Carla Tatò un sodalizio particolare fatto di invenzioni sceniche e avventure drammaturgiche uniche, dal dispositivo scenico Majakovskj & compagni alla Rivoluzione d’ottobre a Camion e alla laurea honoris causa conferita a Carlo Quartucci proprio dal DAMS di questa Università degli studi nel 2002, fino ai molti allestimenti teatrali, musicali e televisivi, radiofonici e cinematografici.

L’edificio scenico viaggia verso Torino perché a Torino la stretta relazione progettuale con il Teatro Stabile, a partire dal 1968 con I testimoni di Rosewicz, e ora nell’ipotesi del viaggio di un anno 2009-2010 prospettata alla direzione di Mario Martone, offrirà la possibilità di costruire un approdo finale complessivo, in cui tutte le istituzioni coinvolte saranno protagoniste, capace di restituire la forza di un progetto unico, radicale, utopico e concreto al tempo stesso: un doppio sogno.

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