Il Viaggio

In questa sezione sono raccolti i materiali che danno conto  del viaggio dell’edificio scenico di Teatr’Arteria, da Roma a Vienna, fino a Torino

Teatr’Arteria ha una sede, una strada di nascita, un tempo di sviluppo, una crescita, una maturazione in situ, una evoluzione progressiva. E alla fine oggi: Teatr’Arteria ha un viaggio da percorrere, una mobilità scenica da praticare.

L’edificio scenico viaggia verso Torino dopo aver viaggiato dal 3 luglio al 30 agosto, en lien-in rifrazione, tra Roma e Vienna con il Museo della Secessione di Vienna come outdoor project della mostra The Death of The Audience, curata da Pierre Bal-Blanc.

L’edificio scenico viaggia verso Torino perché è all’istituzione culturale per eccellenza di questa città, l’Università degli studi di Torino-DAMS, che Quartucci e Tatò vogliono donare questo approdo di un viaggio-laboratorio esploso; questa nuova invenzione scenica che si mostra come opera da abitare in modi diversi da parte di tutti i partecipanti. Studenti-attori, attori-attori, attori-pittori, attori-artisti, attori-musicisti, spettatori-attori, professori-studiosi-critici-storici del teatro e dell’arte contemporanea-attori.

L’edificio scenico viaggia verso Torino perché Torino è la città sede di una delle Accademie di Belle Arti più rinomate d’Italia: l’Accademia Albertina. Con essa Teatr’Arteria ha in progetto un lavoro di laboratorio e di ricerca con gli studenti e i docenti dell’Accademia stessa che metterà il punto su una delle questioni cardinali dell’attività scenica di Carlo Quartucci e Carla Tatò: il rapporto (a)dialettico tra le arti sceniche, tra le arti visive contemporanee e il teatro.

L’edificio scenico viaggia verso Torino perché Torino è anche la città che da quaranta anni vive insieme a Carlo Quartucci e Carla Tatò un sodalizio particolare fatto di invenzioni sceniche e avventure drammaturgiche uniche, dal dispositivo scenico Majakovskj & compagni alla Rivoluzione d’ottobre a Camion e alla laurea honoris causa conferita a Carlo Quartucci proprio dal DAMS di questa Università degli studi nel 2002, fino ai molti allestimenti teatrali, musicali e televisivi, radiofonici e cinematografici.

L’edificio scenico viaggia verso Torino perché a Torino la stretta relazione progettuale con il Teatro Stabile, a partire dal 1968 con I testimoni di Rosewicz, e ora nell’ipotesi del viaggio di un anno 2009-2010 prospettata alla direzione di Mario Martone, offrirà la possibilità di costruire un approdo finale complessivo, in cui tutte le istituzioni coinvolte saranno protagoniste, capace di restituire la forza di un progetto unico, radicale, utopico e concreto al tempo stesso: un doppio sogno.

L’uomo si risveglia da un incerto sogno di scimitarre e di pianura e si tocca la barba con la mano e si domanda se è ferito o morto. Non verranno a inseguirlo gli stregoni che han giurato il suo mal sotto la luna? Nulla. Soltanto il freddo. Appena una sofferenza dei suoi ultimi anni. Questo hidalgo fu un sogno di Cervantes e Don Chisciotte, un sogno dell’hidalgo. Il doppio sogno li confonde e quanto sta accadendo già accadde molto prima. Quijano dorme e sogna. Una battaglia. I mari di Lepanto e la mitraglia.

J.L. Borges

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